Potenziare l’istruzione con l’Intelligenza Artificiale: opportunità e rischi

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La situazione attuale

Come ogni altro settore, nel nuovo paradigma dell’economia digitale anche l’istruzione è in procinto di essere investita dai cambiamenti introdotti dalle tecnologie di Intelligenza Artificiale. Il modo in cui si apprendono nuove conoscenze è infatti in continua evoluzione e in futuro potrebbe trasformarsi radicalmente.

Società come edX e Coursera offrono ormai da diversi anni una vasta gamma di corsi universitari di ogni tipo, che permettono a qualsiasi individuo di registrarsi per usufruire di lezioni, esercitazioni ed esami tenuti da docenti delle migliori università e istituzioni accademiche di tutto il mondo. È proprio in quest’ambito che si è iniziato ad introdurre algoritmi di Machine Learning per sperimentare il loro utilizzo anche nel campo della formazione.

Le “edtech” companies, società che si prefiggono la mission di portare il paradigma digitale anche nell’istruzione, stanno attualmente investendo in soluzioni di AI che possano tenere traccia dei progressi degli studenti, offrendo loro percorsi di studio personalizzati. Non solo, grazie all’Intelligenza Artificiale è possibile, ad esempio, realizzare chatbot in grado di rispondere in modo istantaneo alle domande degli studenti, aiutandoli in ogni fase del loro percorso di apprendimento. Avanzamenti tecnologici in questo senso potrebbero essere determinanti per un futuro processo di democratizzazione della conoscenza, rendendo possibile, per ogni individuo del pianeta, ottenere un’istruzione avanzata semplicemente possedendo un dispositivo ed una connessione.

Se questi obiettivi possono sembrare oltremodo ambiziosi, certo è che gli algoritmi di AI sono già in grado di dividere gli studenti in gruppi diversi a seconda delle loro capacità, interessi e ritmi di apprendimento. Alcune società, come ad esempio la statunitense Civitas Learning stanno già concretamente utilizzando l’Intelligenza Artificiale per aiutare gli studenti nei loro percorsi universitari, offrendo strumenti per pianificare gli esami, potenziare il tutoring e organizzare lo studio, riducendo così il numero di studenti fuori corso e il tasso di rinunce agli studi.

Anche i docenti possono beneficiare di strumenti di AI all’avanguardia, come ad esempio Gradescope, un tool utilizzato già da più di mille università che permette di valutare alcuni esami in modo automatizzato, assegnando automaticamente i punteggi e correggendo gli errori. Grazie al forte risparmio di tempo, i professori possono quindi concentrarsi sui progressi dei propri studenti, monitorandoli attraverso i dati raccolti dal tool stesso.

Secondo un sondaggio di IDC commissionato da Microsoft[1] nel febbraio 2020 su oltre 500 università americane, il 99,4% degli intervistati ha risposto che l’Intelligenza Artificiale sarà uno strumento determinante per la competitività della propria istituzione nei prossimi tre anni e il 15% ha definito l’AI un elemento rivoluzionario (game-changer) destinato a cambiare il paradigma dell’istruzione.  In più, il 54% delle università oggetto della ricerca ha iniziato concretamente ad introdurre strumenti di AI e il 38% li considera già oggi elementi essenziali della propria strategia, sia per quanto riguarda la didattica, sia dal punto di vista organizzativo.

Tra opportunità e rischi

Se l’Intelligenza Artificiale può rappresentare già un importante strumento di supporto per l’istruzione a livello universitario, dove gli individui che ne usufruiscono sono adulti e teoricamente in grado di compiere scelte consapevoli per quanto riguarda i propri percorsi formativi, il discorso riguardante i livelli di istruzione inferiori è molto più delicato.

Vi sono infatti numerosi rischi nell’utilizzare queste tecnologie per l’istruzione: dai problemi relativi alla privacy degli studenti a possibili bias negli algoritmi, potenzialmente in grado di distorcere il processo di apprendimento. Secondo numerosi studi[2], l’Intelligenza Artificiale nell’istruzione rappresenterebbe un rischio in quanto potenzialmente dannosa per vari motivi, tra cui i pregiudizi dei programmatori che potrebbero essere inglobati negli algoritmi, i dati corrotti di cui quest’ultimi potrebbero nutrirsi o le misure mirate inadatte che questi strumenti potrebbero suggerire.

Nonostante i numerosi rischi, le applicazioni di Intelligenza Artificiale per l’apprendimento di bambini e ragazzi stanno iniziando a prendere piede in tutto il mondo. In Cina, alcune scuole hanno iniziato a sperimentare sistemi di vigilanza, per monitorare, attraverso videocamere a riconoscimento facciale, il comportamento degli studenti e la loro attenzione alle lezioni, in modo da tracciarne i progressi[3].

Scenari orwelliani a parte, vi è chi promuove l’introduzione dell’AI nel campo dell’apprendimento sostenendo che essa possa ridurre drasticamente il costo dell’istruzione di base su scala globale. A tale scopo è nato ad esempio l’X Prize for Education, un premio di 15 milioni di dollari riservato alle startup che abbiano creato soluzioni software per bambini che insegnino a quest’ultimi a leggere, scrivere e contare in meno di 15 mesi. Un’altra area in forte sviluppo in quest’ambito è rappresentata dalla realtà virtuale. Anche se nessuno sarebbe entusiasta di sostituire un insegnante umano con un algoritmo, diverse aziende ed enti di ricerca stanno cercando di creare sistemi di educazione virtuale dove poter interagire con l’ambiente circostante e i personaggi in esso contenuti. La University of Southern California, ad esempio, sta attualmente sviluppando sistemi di apprendimento 3D dove poter comunicare con personaggi realistici che simulino le interazioni umane e in seguito si pone l’obiettivo di introdurre la realtà aumentata anche nelle lezioni degli studenti per potenziarne l’apprendimento. In questo modo, in un futuro non troppo lontano gli studenti potrebbero farsi narrare il De bello Gallico direttamente da Cesare o chiedere alla versione virtuale di Einstein chiarimenti sulla teoria della relatività.

Vi sono quindi numerosi rischi ma anche tante opportunità collegate all’introduzione delle tecnologie di Intelligenza Artificiale nel campo dell’istruzione, e ad oggi vi è ancora una forte incertezza su chi debba vigilare sulla corretta implementazione dell’AI nel mondo dell’apprendimento.

Certo è che questioni così delicate ed importanti non potranno essere ignorate nei prossimi anni.

 

 

[1] International Data Corporation (2020). “Future-Ready Institutions: Assessing US Higher Education Sector’s AI Adoption and Capabilities”.

[2] Zanetti et al. (2020). “Potential risks of Artificial Intelligence in education” Form@ re-Open Journal per la formazione in rete 20.1 (2020): 368-378;

European Commission (2017). “Big data for monitoring educational systems.” Publications Office of the EU;

Berendt et al. (2020). “AI in education: learner choice and fundamental rights.” Learning, Media and Technology, vol. 45(3).

[3] Wall Street Journal (2019). “China’s Efforts to Lead the Way in AI Start in Its Classrooms.”

 

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Andrea Bergonzi

Sono laureato in Economia, Finanza e Mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Prima di terminare gli studi, ho ricoperto il ruolo di analista dei mercati finanziari presso una società di consulenza e ho collaborato come Research Editor con una società di Singapore. Dal 2020 sono membro di Dataskills, dove mi occupo di Data Science e Business Intelligence.

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    Sono laureato in Economia, Finanza e Mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Prima di terminare gli studi, ho ricoperto il ruolo di analista dei mercati finanziari presso una società di consulenza e ho collaborato come Research Editor con una società di Singapore. Dal 2020 sono membro di Dataskills, dove mi occupo di Data Science e Business Intelligence.